dal gennaio 2021

 

viaggio organizzato da Giuliana Bencovich e MaurizioTraverso

dal 26 novembre al 22 dicembre 2019

Gli amanti di pietra

 Con labbra di vento ti chiedo:

“ Quanti secoli durerà il nostro amore?

Durerà amore finché la pioggia darà lacrime ai nostri occhi

e il vento acconciature ai nostri capelli.

Lontano nel nulla passano carovane di mortali fragili e provvisorie.

L'unica cosa che ci accomuna è il tremolio delle stelle che

vegliano sorridendo dalle rive dell'infinito. Rita De Santis

 

Tagliato fuori da qualsiasi rotta turistica, anche per scorrette informazioni troppo allarmistiche, il Tchad offre un mondo ancora legato alla tradizione e al passato,

ricordando a vecchi sahariani come noi il deserto e l’ambiente di 40 anni fa…

Situato all’estremità meridionale del Sahara il suo territorio risente della “influenza” del Sahel, delle sue piante e della sua abbondanza d’acqua, ma conserva il fascino straniante delle immense distese (molto più ampie del famoso Tenèrè) di nulla, degli infiniti cordoni di dune, delle tracce di ruote che si perdono all’orizzonte… e offre anche alcune perle uniche: gli azzurrissimi laghi di Oumianga, veri, grandi laghi circondati da palmeti in mezzo al nulla più assoluto, il cratere del Trou au Natron, incredibile bocca vulcanica profonda 700 m al centro di un vulcano a scudo tanto grande da non essere quasi percettibile, tutta la regione dell’Enedi, fantastico deserto di sabbia rosa punteggiato da infinite strutture di pietre dalle forme più fantasiose e culminanti nell’immenso arco di Aloba, alto 120 m  da un lato e nelle famose e affascinati gole di Achey dall’altro.

Ma è forse sotto l’aspetto umano che il deserto del Tchad riserva i suoi aspetti più interessanti: deserto diciamo molto popolato a causa dell’abbondanza di acqua, nelle sue cittadine, paesi e case isolate offre la visione di una realtà “diversa”, appartenente ad un mondo per noi veramente estraneo

Sepolte di sabbia e spazzatura di plastica le cittadine sono all’apparenza una catasta caotica di casupole e capanne, ma in realtà sono la prova vivente che un altro mondo è possibile, un mondo basato su esigenze, capacità ed aspettative per noi totalmente aliene. Trascurando le sovrapposizioni della moderna tecnologia (auto, antenne per i telefonini) qui il mondo sembra rimasto quello di 100 anni fa, impressione che aumenta ancora guardando le case isolate (capanna di stuoie, piccolo cortile, pozzo per l’acqua, capre e cammelli) che punteggiano il deserto: cosa pensano della vita le solitarie e ieratiche famiglie di questi eremi?

Ma anche qui la realtà attuale sta irrompendo…i mostruosi camion stracarichi di cose e persone che arrancano lentissimi sulle piste da e per la Libia, gli assurdi “autogrill” di tende e capanne sorti lungo questi percorsi per fornire combustibile, acqua e viveri ci parlano di un mondo in fase di forse tragico stravolgimento.

Per noi, però, una grande lezione di vita “altra”, un confronto con realtà troppo facilmente ignorate o volutamente dimenticate e, non meno importante, la parte “avventurosa”, un viaggio all’antica con i tempi ed i giorni di una volta: come dimenticare le folli corse a 90 Km/h sulle infinite distese di sabbia, il su e giù per le dune immersi nella nebbia di vento e polvere della tempesta, i pernottamenti sotto un incredibile cielo con milioni di stelle, il nostro  incongruente tavolo con seggiole in mezzo al nulla?

Un Sogno che non credevamo di poter realizzare, ma come dice Giuliana “i sogni si avverano … a volte “. Maurizio Traverso

 

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